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Mafaldine: dalla corte reale direttamente nel vostro piatto

La storia tragica e raffinata che si cela dietro le Mafaldine
11 settembre 2026 di
KELVINI, Italian Artisan
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Quando vi trovate in cucina con una confezione di Mafaldine, aprendo la confezione una cosa salta subito all’occhio: quei bordi accattivanti, accuratamente arricciati, che incorniciano un’ampia striscia di pasta. È una forma di pasta tanto elegante quanto robusta. Ma sapevate che dietro questi graziosi riccioli si nascondono origini regali, un capolavoro culinario e una delle storie più tragiche della storia italiana?

Un aperitivo da re (e della pasta!)

La storia ha inizio nel novembre del 1902 a Roma. La principessa Mafalda Maria Elisabetta Anna Romana di Savoia, seconda figlia del re Vittorio Emanuele III d’Italia e della regina Elena del Montenegro, nasce al Palazzo Reale.

La nascita di una nuova principessa era allora un evento che in Italia richiedeva una festa. A Napoli, culla della tradizione italiana della pasta, i maestri pastai hanno deciso di rendere omaggio alla giovane principessa creando una forma di pasta completamente nuova.

Hanno preso una pasta larga a forma di nastro e ne hanno rifinito i due bordi con una sottile dentellatura ondulata. L’idea? Questi bordi eleganti dovevano simboleggiare il delicato pizzo degli abiti di corte e dei colletti degli abiti nobiliari. Questa pasta è stata battezzata «Mafaldine» (o «Mafalde»), che significa più o meno «piccole Mafalda». Talvolta si trovavano anche con il nome di «Reginette» («piccole regine»).

Una concezione culinaria ben studiata

Quello che all’inizio era solo un elegante omaggio alla corte si è rapidamente rivelato un vero e proprio successo nella cucina italiana. Questa raffinata presentazione non era solo una delizia per gli occhi, ma anche un bell’esempio di pura ingegnosità culinaria:

  • Ottima tenuta del sugo: la combinazione di una striscia centrale liscia e ampia con i bordi rialzati e scanalati garantisce che il sugo aderisca bene alla pasta. I sughi liquidi, come i pezzi di carne o di verdura, “rimangono intrappolati” nelle scanalature.

  • Una doppia esperienza di consistenza: man mano che la cottura procede (al dente), emerge una sottile differenza di consistenza. Il centro, più largo e piatto, cuoce in modo leggermente diverso rispetto ai bordi, più sottili e ricurvi, creando così una sensazione in bocca dinamica e ricca di sfumature.

  • Ideali per i piatti classici e sostanziosi: grazie alla loro superficie resistente e alla forma ampia, queste paste non si appiattiscono sotto il peso di salse ricche e cremose, come il tradizionale ragù napoletano, gli stufati di selvaggina o i piatti cremosi alla ricotta.

Il lato nascosto della storia

Mentre questa pasta diventava sempre più popolare in tutta Italia, la vita della donna a cui era intitolata prese una piega tragica. La principessa Mafalda sposò il principe Filippo di Assia-Kassel nel 1925, finendo così nel mezzo degli sconvolgimenti politici della Seconda guerra mondiale.

Quando l'Italia si distaccò dal regime nazista nel 1943, Hitler e Goebbels cercarono di vendicarsi della famiglia reale italiana. La principessa Mafalda fu attirata in una trappola tesa dalla Gestapo con il pretesto di un falso messaggio inviato dal marito. Fu arrestata e deportata nel campo di concentramento di Buchenwald.

Lì soggiornò sotto falso nome (Frau von Weber). Nell’agosto del 1944, il campo fu colpito da un bombardamento alleato che aveva come obiettivo una vicina fabbrica di munizioni. Mafalda rimase gravemente ferita e morì pochi giorni dopo, all’età di 41 anni. In Italia, ancora oggi la si ricorda come un simbolo di coraggio, dignità e sofferenza silenziosa.

Un ricordo indimenticabile nel piatto

Quando oggi servite un piatto di mafaldine fumanti, non vi limitate a servire un pasto. Portate in tavola un piccolo pezzo di storia italiana. Una storia che intreccia grandezza regale, maestria napoletana e il ricordo di una principessa che ha sfidato la storia.

Come gustarle al meglio? Tradizionalmente, le mafaldine si accompagnano con un sugo alla bolognese o con un ragù napoletano cotto a lungo, oppure si possono trasformare in un gustoso piatto vegetariano con funghi di stagione, olio d'oliva di prima qualità e ricotta fresca.

Qual è il tuo modo preferito per cavalcare le onde della Mafaldine? Inizia a scrivere qui.

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